ANTILIBERISMO E CITTA’ RIBELLI: L’ESPERIENZA NAPOLETANA

Nota a margine dell’ultimo libro di de Magistris

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Rosario MARRA della Segreteria Provinciale del P.R.C.

Ci sia permesso di premettere, molto brevemente, una sorta di “istruzioni per l’uso”: la presente nota non è e non vuole essere una “recensione critica” del volume di de Magistris uscito il mese scorso, essa non nasce da esigenze “editoriali” ma di tipo politico perché fatta da chi ha vissuto e vive l’esperienza napoletana sia come cittadino che come attivista.
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Neo-municipalismo ed antiliberismo: il bilancio politico, la progettualità, le diverse culture di riferimento.
È tempo di bilanci per il “caso Napoli” e, in questa circostanza, il riferimento è a quello politico, non al documento contabile approvato lo scorso 20 aprile anche sotto la tegola dei debiti pregressi provenienti dalle due gestioni emergenziali del dopo-terremoto e dei rifiuti.
Pertanto, dopo sei anni di Amministrazione de Magistris l’interrogativo da porsi, in maniera sempre più pressante, è se e come una città che voglia rifiutare le politiche di austerity e le annesse privatizzazioni dei servizi pubblici abbia effettive possibilità di resistere all’accerchiamento concentrico dei governi nazionali e regionali soprattutto ora che sull’esperienza napoletana si comincia a discutere anche a livello nazionale e, quindi, diventa ancora più importante capire cosa sia “esportabile” di questa esperienza e cosa non possa esserlo.
Qui subentrano prospettiva e quadro politico, oltre all’inevitabile valutazione sui rapporti di forze dentro e fuori dell’attuale equilibrio politico-istituzionale.
Nel volume del Sindaco su “La città ribelle” si fa la proposta del “quarto polo”, ossia di un’aggregazione autonoma ed alternativa sia al centro-destra che al centro-sinistra e ai Pentastellati.
In linea di principio una simile proposta, per ciò che resta della sinistra alternativa, è sicuramente condivisibile, tuttavia occorre fare la solita attenzione a tagli politicisti o ad una prevalenza del contenitore sui contenuti.
Il quarto polo immaginato dal Sindaco oscilla tra un discorso neo-municipalista ed un giusto rifiuto di ricostruire una forza di sinistra attraverso la sommatoria delle varie sigle.
Tuttavia, nella pratica, si osserva un’alleanza con forze di centro e, in alcuni casi, nemmeno tra le più qualificate.
In altri termini, il paragone con i processi di confluencia che hanno dato vita a Barcelona en comù si può fare soltanto in parte nel senso che il motivato rifiuto di costruire la classica coalizione deve fare continuamente i conti con l’esistente e con le specifiche rivendicazioni di questa o quella forza politica.
Del resto, anche la confluencia spagnola non è certamente un processo privo di contraddizioni tra le varie componenti.
Il “collante” del Movimento popolare delineato dal Sindaco nelle sue diversità presuppone che si regga attraverso la presenza di un forte leader, insomma, per dirla con Gramsci, siamo difronte ad un progetto che ha degli indubbi elementi di “cesarismo” anche se di tipo progressivo e mitigato dal fatto che, almeno sul piano delle affermazioni, si critica la logica dell’ “uomo solo al comando”.
prcÈ ovvio che le teorizzazioni contenute nella prima parte del volume, quella definita della “proposta politica”, risentano dell’esperienza napoletana, soprattutto nella fase del “Sindaco di strada” che nella sua complessiva positività ha, però, portato ad un’accentuazione della funzione leaderistica del primo cittadino con un’esaltazione, a volte eccessiva, del rapporto diretto col popolo.
È certo che la giusta aspirazione alla costruzione di un Movimento largo o la rivendicazione del fatto che non si è mai stati votati “solo da un elettorato di sinistra, ma anche da elettori che in passato si erano schierati a destra” è un fatto positivo se non degenera in forme d’interclassismo che correrebbero il rischio di ripetere, in forme diverse, l’esperienza grillina.
Al momento prevale una complessiva collocazione a sinistra ma pericoli di degenerazione ci sono e ci possono essere ed è bene che quelli che hanno appoggiato ed appoggiano quest’esperienza sin dall’inizio lo segnalino con tempestività.
In certe concezioni – frutto avvelenato della personalizzazione della politica e dei Partiti come “sistema”- sono da ricercare una sorta di avversione al ruolo delle organizzazioni politiche tradizionali in quanto tali e non contro la degenerazione delle stesse, o tuttalpiù la tolleranza verso i “partiti piccoli” (espressione usata nel libro con riferimento alle formazioni che hanno sostenuto e sostengono l’Amministrazione) e sempre a certe concezioni va ascritta la posizione del “più potere ai Sindaci” che va aldilà della condivisibile critica al centralismo governativo, del resto anche l’uso che fa il governo del maggior potere ai primi cittadini col decreto Minniti è un altro fattore che induce a maggior prudenza su questa parola d’ordine mentre non va mai dimenticata, accanto alle forme di democrazia partecipata e diretta, anche l’importanza del ruolo consiliare.
Su quest’aspetto influisce la diversità delle culture politiche e, in particolare, una differente valutazione della legge sull’elezione diretta dei Sindaci che, molto probabilmente, per de Magistris è positiva.
L’altro perno del progetto politico è l’ “Internazionale dei beni comuni”, proposta appena accennata che, per quanto suggestiva ed affascinante, sembra scontare, su un piano internazionale, gli stessi limiti delle Reti di Città Ribelli nei singoli Paesi.
Un ulteriore punto su cui riflettere è che nel libro c’è, a volte, una ricostruzione troppo lineare dei passaggi da magistrato a parlamentare europeo fino alla candidatura a Sindaco, invece il “secondo” de Magistris, quello del Sindaco di strada, ha corretto alcuni aspetti eccessivamente legalitari della prima parte del mandato con influenze giustizialiste dovute anche alla militanza nell’Italia dei Valori di Di Pietro che si sono riflessi nella prima parte del mandato quando in giunta c’era il giudice Narducci.
bandiereDel resto, proprio la provenienza magistratuale è uno degli elementi di differenza da altri Sindaci di Città Ribelli con una formazione più spiccatamente di Movimento (si pensi al noto esempio di Ada Colau);
comunque, occorre constatare che su questo aspetto “Giggino” ha saputo recuperare e non bisogna dimenticare che ci sono anche esempi di Amministrazioni antiliberiste con Sindaci che provengono dalla Magistratura, sempre restando al parallelismo con La Spagna– che pure ricorre in qualche passaggio – c’è, ad es., il caso di Madrid.
Positivi, invece, aspetti dell’attività internazionalista dell’Amministrazione con la cittadinanza onoraria ad Ocalan, oppure gli accenni all’anima mediterranea del Movimento con un affinamento delle posizioni sul tipo di meridionalismo da ricercare evitando i toni quasi da “Lega del Sud” che, a volte, sono usciti fuori soprattutto a ridosso di campagne elettorali, anche se si accetta, in maniera un po’ estemporanea, una cornice macro-regionale su cui andrebbe fatta una maggior riflessione per non cadere nelle ipotesi di “Stato leggero” tipiche del pensiero liberista (si veda l’affermazione: ”La mia personaleidea è che l’Italia possa essere strutturata in tre grandi aree: Nord, Centro, Sud e Isole”).
Il ruolo centrale della figura del Sindaco emerge molto anche nella seconda parte del volume più specificamente dedicato ad un meticoloso bilancio del mandato politico-amministrativo dal problema rifiuti, ai vincoli del Patto di stabilità, all’internalizzazione della gestione del patrimonio immobiliare, allo scontro con la burocrazia (l’esempio dell’attrito col Direttore Generale pro-tempore a proposito del diritto allo studio) alla delibera sui beni comuni, alla lotta contro il commissariamento di Bagnoli, ai primi passi del Movimento Dema.
Un aspetto eccessivamente difensivo, anche se corretto in astratto, è il ribadire la distinzione tra il dissenso e il “dialogo tra istituzioni”.
È probabile che, a volte, questa distinzione abbia funzionato (si porta l’esempio del “Patto per Napoli”) ma il Sindaco sa bene che sia il Governo nazionale che quello regionale impostano il dialogo istituzionale soprattutto sui rapporti di forza politici e di ciò occorrerebbe prenderne atto definitivamente per evitare oscillazioni.
Un capitolo che, invece, nel volume manca è quello relativo alla Città Metropolitana che si sarebbe dovuto scrivere per le interazioni che ha il governo dell’ex-Provincia con l’attività comunale e perché questo Ente può dare un contributo positivo all’esperienza napoletana oppure una spinta al suo snaturamento.
Sinora sembra che il Sindaco Metropolitano abbia in parte adoperato l’Ente di P.zza Matteotti per riequilibrare incarichi nella coalizione comunale (soprattutto verso la componente centrista) e, in parte, per sperimentare una sorta di clima da “solidarietà nazionale”anche se spinti dal fatto che non esiste una maggioranza antiliberista.
Su questo versante le forze di Movimento e della sinistra alternativa hanno cercato di essere da stimolo con la campagna di massa sull’utilizzo del consistente avanzo libero di bilancio o cercando di spingere- allo stato con scarsissimi risultati – per una riorganizzazione su scala metropolitana e a gestione pubblica dei servizi locali in alternativa a processi di privatizzazione strisciante che pure esistono.
Del resto, anche il livello sovracomunale rappresentato dagli organi di gestione degli Ambiti Territoriali Ottimali nel campo di servizi come quelli dell’acqua o dei rifiuti sembra essere stato abbastanza sottovalutato nell’esperienza di governo e, invece, è un altro elemento importante per il rafforzamento o l’indebolimento/accerchiamento dell’interessante esperienza cittadina che molti di noi stanno vivendo.
A questo proposito, c’è un aspetto che attraverso la “carta stampata” si può soltanto in parte trasmettere e che, quindi, per motivi oggettivi, nel libro è parzialmente mancante: il riferimento è al “clima” della città, soprattutto nel Centro Storico.
Infatti le esperienze degli “spazi liberati” hanno contributo a sviluppare la creatività della città, ad avviare importanti esperienze di mutualismo e solidarietà sociale, ma questi aspetti difficilmente si possono descrivere in maniera efficace in quanto bisognerebbe viverli.
Purtroppo di questo “clima” ben poco è il riflesso nelle ampie periferie –con la parziale eccezione di Bagnoli – e anche nelle parti periferiche dello stesso centro cittadino, tuttavia qui influiscono anche i fattori derivanti dalle politiche nazionali di taglio anche se non si può addebitare tutto ad esse.Conclusioni provvisorie
libroIn questa primavera 2017 l’esperienza napoletana (si preferisce non adoperare il termine “laboratorio” – pure usato nel volume – perché abbastanza inflazionato e, nel passato, riferito anche ad esperienze che poi si sono rivelate deludenti) sembra essere giunta ad uno snodo decisivo: fondamentale sarà l’aspetto finanziario per avere la possibilità di alleggerire le pesanti misure del bilancio di previsione precedentemente richiamate, così come l’esito della prossima scadenza elettorale.
Il miglioramento della situazione dipenderà, in buona misura, dall’atteggiamento governativo se sarà favorevole o meno al raggiungimento di un accordo sulla questione dei debiti pregressi, le elezioni amministrative dell’11 giugno, invece, saranno una specie di “battesimo del fuoco” per il Movimento del Sindaco e, in vari casi, per le forze che l’hanno appoggiato soprattutto per quelle della prima ora (diverso sarà il caso degli alleati più recenti).
Necessario, seppure non risolutivo, appare il rafforzamento di una Rete delle Città Ribelli sull’esempio spagnolo, non meno importante l’autonomia dei Movimenti, del sindacalismo conflittuale e della sinistra alternativa non soltanto per la diversità di ruolo con l’Amministrazione ma anche perché una funzione costruttivamente critica è utile per controbilanciare fattori di ambiguità e contraddittorietà tra narrazione ed effettiva pratica amministrativa dell’anomalia napoletana.
Perciò, fuori da intenti propagandistici, è importante fare un bilancio dell’esperienza sinora maturato e in questo senso il volume di de Magistris, pur con alcuni limiti che si è cercato di descrivere, è sicuramente utile.

Un commento

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  • DOSSIER ESPECIAL: NAPOLI, CIUDAD REBELDE | purochamuyo – Cuadernos de Crisis
    31 dicembre 2017 at 14:00 - Reply

    […] En un artículo donde se hace un balance de la experiencia napolitana reciente, se menciona el importante desafío de la extensión del clima de la ciudad activista más allá de los barrios centrales y las periferias emblemáticas. En mis cruces creo haber percibido algo de aquello, la noticia de nuevas ocupaciones y redes más allá de los territorios conocidos. […]