Antagonisti: l’urlo di Piazza del Gesù

Memorabile manifestazione contro il G 7. Una serata in lingua partenopea, Capone come Endrix

Per una notte la Piazza del Gesù diventa un teatro di pace, un arcobaleno che si affaccia in piena notte, una manifestazione d’amore verso il mondo a dir poco efficace.

La serata, complice un clima quasi estivo si estende dalle musiche dei maggiori leader partenopei, da Maurizio Capone, che in modo meraviglioso ha eseguito con la scopa elettrica l’inno statunitense facendo ai più grandi ricordare l’esibizione di Endrix al memorabile concerto di Woodstok.

Ma non è finita qui, il messaggio che è partito da questa notte è che nessun uomo è illegale, in nessun luogo, in nessun contesto.

Una piazza che ha gridato a chi non vuole sentire, e a coloro che sono convinti, citando Guccini “di stare sempre dalla parte della ragione e mai nel torto” che hanno molto da pensare e farsi perdonare.

Una notte che si può definire dell’orgoglio partenopeo, tutto il concerto, circa 4 ore, è stato eseguito rigorosamente in lingua napoletana, e l’atto di accusa lanciato dal palco al G7 e ai suoi supporter è stato il solito “ci stiamo sempre a lamentare, stiamo sempre a dire di no” ma quel no che veniva lanciato da quella piazza è un no contro le ingiustizie che palesemente ogni istante della nostra giornata vivono le nostre sorelle e i nostri fratelli, che intraprendo viaggi per riprendersi qualcosa che gli è stato a piene mani rubato.

La piazza è antirazzista, e qualcuno dovrebbe pur spiegare per quale motivo piazze come quelle di stasera sono gremite di persone che riescono solo ad amare, a vivere e lasciar vivere, qualcuno dovrà pur spiegare per quale motivo questi ragazzi hanno il volto sempre sorridente, ottimista, voglioso di pace, perché la pace è il succo essenziale della vita.

Cosa offre l’altra parte del mondo oltre i loro colletti bianchi e le camice perfettamente stirate? Si parla del mondo, chiunque può indossare una cravatta, ma dipende da come la si porta.

L’altra parte del mondo non è capace di sorridere, di amare, non è capace di accogliere se non di dividere, l’altra parte del mondo non è capace di esprimere questa musica, questi testi, queste melodie che per una notte hanno sfondato il muro del suono e del vivere civile.

Più volte in questa serata è stato fatto il nome del razzista Salvini, ma qualcuno si è mai chiesto perché alle sue manifestazioni non ci sia musica? Non c’é arte? Qualcuno si è mai chiesto come mai non abbiano il coraggio di esprimersi come stasera a Napoli? ma cosa sarebbero delle canzoni o poesie che esaltano i muri o le leggi che per l’uomo in natura sono illegali dal suo nascere.

Quello di Napoli è un grido lungo, che corre lontano per tutto il paese passando per Roma, Firenze , Bologna, la stessa Milano e per finire nel profondo Nord di Rosolina a Mare dove ogni anno si celebra la voce per la libertà. La voce per i diritti dell’Uomo, della pace, dello scegliere la propria Patria.

Chi si sognerebbe di scrivere e cantare canzoni a favore del razzismo, della violenza, della guerra, o della più grande idiozia che da tempo ci rincorre nelle orecchie? Prima gli Italiani… ma che imbecillità, una frase senza senso, una frase da scrivere su carta e gettare immantinente a prima mattina nel water dopo avere espletato le proprie funzioni.

Il bello di serate come queste è stata la capacità di essere unici e di stare sempre dalla parte della ragione, ma istituzionalmente no, nella Piazza stasera tutti erano fieri di essere per costoro dalla parte del torto, torto perché amiamo, accogliamo, non vogliamo costruire muri, noi sappiamo bene che amare è difficile, è molto più difficile per quel che può apparire, amare significa prima di tutto rispettare, e questo sono in tanti a non saperlo fare, a qualsiasi longitudine, è molto più facile proibire e negare, è più facile far soffrire che regalare la felicità, la tranquillità, costoro non sanno cosa vuol dire amare ed essere amati, vivono in una colossale incapacità, egocentrismo e egoismo, peggio son cattivi e sadici, godono nel dolore altrui, che mondo mai potrebbero cantare? Sognare? Solo chi è cattivo può pensare al proprio piacere e fregarsene delle sofferenze altrui.

Amare vuol dire rispettare, accogliere, comprendere, accettare, il resto è un volgare tradimento, a se stessi, a chi preferisce l’odio a vantaggio della pace a chi si aspetta un comportamento sano e leale, a chi vuole solo essere rispettato e voluto bene, a chi chiede di vivere in pace e non avere più ansie.

La bella serata artisticamente è stata impeccabile, impossibile nominare tutti i partecipanti sul palco, quasi 4000 i presenti che hanno cantato, ballato e qualche volta anche fischiato, e hanno chiesto ai loro musicisti di gridare al mondo la parola pace, dove si è visto è sentito l’amore di questi uomini e donne che son definiti dall’altro mondo fatto di soldi, penne e venduti, ribelli.

Ma qualcuno si è mai posto il problema che i ribelli stessero dall’altra parte? Che sono altri che si ribellano al normale corso delle cose? E’ così normale provocare dolore?

Questa piazza ha urlato stanotte a quel mondo il proprio disprezzo, un sentimento che è cominciato nelle università di mezzo mondo fin dagli anni ’60, proseguito poi nelle grandi manifestazioni da Woodstok, all’Isola di Wight, a Montery per arrivare sin qui stanotte, la notte della pace e dell’amore nella Piazza che è dedicata ad un uomo che loro prendono, usurpandolo, a emblema. Che la finissero e che tirino fuori con coraggio le loro effigi dalle fiamme dell’inferno di Lucifero, Abbiano almeno il coraggio di farlo

 

 

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