Anni 70 il volto mancante di Napoli. Vincenzo Starnone al PAN

Dopo oltre mezzo secolo rese pubbliche fotografie che narrano anni di lotta e cambiamenti epocali

L’8 Novembre presso il Foyer del PAN (Palazzo delle Arti Napoli) è stata inaugurata la mostra Anni ’70 il volto mancante di Napoli di Vincenzo Starnone, curata da Stefano Taccone e organizzata dalla Iod Edizioni in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli.

La mostra è frutto di una paziente selezione di fotografie scattate in quegli anni  che Starnone ha reso noto al pubblico solo dopo quasi mezzo secolo di custodia negli archivi personali.

Le immagini testimoniano il vissuto sociale degli anni di protesta e raccontano i cortei dei tempi, i volti dei militanti, fieri e concentrati o gioiosi e trionfanti, ma anche le feste dell’Unità di qualche anno dopo, con il palco sul quale si esibiscono gli Inti-Illimani e vengono organizzati i laboratori per bambini.

C’è insomma tutto un mondo che traspare da una storia personale, un mondo che possiede molto di autobiografico, ma che può intendersi anche come (auto)biografia di una generazione.

Vincenzo Starnone ci trasmette immagini in bianco e nero uniche, necessarie a comprendere i movimenti di protesta e i sentimenti napoletani: istantanea di tanti giovani entusiasti e convinti dei propri ideali sulla statua di Garibaldi di fronte alla stazione (un’immagine che rimanda inevitabilmente a quelle scattate ai piedi delle statue degli eroi-operai in Polonia, Jugoslavia o Cecoslovacchia, sguardi che si ribellano o sperano, così a Napoli come altrove); un Corso Umberto affollato da operai e intellettuali, inconfondibile; tagli di capelli che seguono la moda del tempo e che non sono diversi da quelli che caratterizzavano i protagonisti del Maggio francese; operai, vecchi e giovani, tutti uniti nella lotta, bambini festosi e lo sventolio di nostalgiche bandiere indubbiamente rosse.

E ancora manifesti attaccati ai muri di luoghi ancora oggi immutati, piccoli figli del popolo festosi, gente seduta sui gradoni, vecchiette tra i banchi di una chiesa, scene di vita comune, palchi aperti scenari di dibattiti, marce organizzate e cortei guidati da bambini, profili di volti tesi, slogan di denunce sociali e richieste legittime di lavoratori e studenti, pugni chiusi alzati verso il cielo.

Immagini che raccontano un mondo, una città unica, la sua bellezza, la solidarietà umana ma anche la paura, la voglia di lottare con messaggi anche forti come lo slogan Valpreda Libero che appariva sui muri dell’Accademia delle Belle Arti; immagini che testimoniano la politicizzazione della vita e una diffusa cultura politica.

Il catalogo della mostra, edito da Iod Edizioni, contiene testi della scrittrice Maite Iervolino e dello storico Gianfranco Marelli, oltre che del curatore e dell’autore stessi sarà presentato in occasione del finissage, giovedì 16 novembre, ore 17,00 insieme alla raccolta di racconti dello stesso autore della mostra dal titolo e Sono ciò che sono stato (Iod Edizioni, Casalnuovo di Napoli).

Maite Iervolino

Maria Teresa Iervolino, detta Maite, ha studiato lingua e letteratura inglese, ceca e serbo-croata presso l'Orientale e ha completato la propria formazione in Irlanda, Repubblica Ceca, Croazia e Serbia. E' interessata alla letteratura e alla cultura ceca e serbo-croata del Novecento e si occupa di traduzione, studi interculturali, lessicografia e linguistica. Da anni si dedica a progetti sulla cultura della memoria e della resistenza ed è una studiosa del Sessantotto nell’Europa Centro Orientale. Ha pubblicato vari saggi, traduzioni e articoli. Milita nel Partito della Rifondazione Comunista ed è membro della segreteria regionale.
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