Ammoniti, gli spettri di Moscato come Controstoria

“Ronda degli Ammoniti” di Enzo Moscato, andato in scena alla Sala Assoli/Casa del Contemporaneo dal 7 al 17 novembre, è un dramma contro la guerra e sulla storia dei bambini suicidi ai Quartieri spagnoli

Scritto da Antonio Grieco

L’ultimo lavoro di Enzo Moscato, “Ronda degli Ammoniti”, – che ha inaugurato la stagione teatrale (dal 7 al 17 novembre) alla Sala Assoli/Casa del Contemporaneo dopo aver debuttato al Napoli Teatro Festival Italia – è uno sguardo estremo, visionario, su quella tremenda macchina da guerra (e di morte) che non si è mai interrotta dagli inizi del “secolo breve” sino ai nostri giorni.

Il testo è ambientato a Napoli intorno al 1917 – al tempo della disfatta di Caporetto – in un periodo in cui solo pochi intellettuali e scrittori europei (e, tra questi, il nostro grande, e spesso dimenticato, Roberto Bracco) seppero opporsi con decisione a orrende parole d’ordine – come ad esempio “La guerra sola igiene del mondo” – che preannunciavano scenari di distruzione per tanti giovani spediti al fronte come carne da macello. “Ronda degli Ammoniti” – gli ammoniti, ricorda Moscato in un’intervista, sono i puniti della classe – per dirci dell’orrore in cui il mondo intero era precipitato con il conflitto mondiale, riannoda i fili di una misteriosa storia – forse una leggenda nera – che racconta di molti bambini napoletani che si suicidarono per paura di andare in guerra lanciandosi dalle aule della scuola elementare-municipale “Emanuele Gi” ai Quartieri Spagnoli.

Il testo e la messa in scena  (per la regia dello stesso Moscato) sono chiaramente ispirati a “La classe morta” di Tadeusz Kantor, dove nell’aula buia di una scuola spettri-adulti sedevano nei loro banchi ritornando bambini, nei gesti come nei comportamenti.

Questa vicinanza con l’artista e regista polacco – che ispirò anche la ricerca teatrale di Antonio Neiwiller agli inizi degli anni Ottanta – possiamo scorgerla già nella scena iniziale, dove tutto è nero, compresi i quaderni poggiati sui vecchi banchi di classe; in alto, nella parete di fronte, nella penombra della sala, si legge la scritta “Scuola Elementare Emanuele Gi”, con ai lati due carte geografiche dell’Italia. Quando entrano, gli alunni fantasmi ex bambini – tutti in abiti rigorosamente scuri – vanno a sedersi ai loro posti, mentre Moscato, poco dopo, in abito talare, ci illumina sul crudele destino dei tanti ragazzi che saranno vittime di uno dei conflitti più insensati e distruttivi della nostra epoca.

Accomuna questi due mondi – quello degli adulti e dei bambini – una sola cosa: la Morte. E, difatti, la morte ritorna non solo nelle storie dei piccoli -“che si sfracellano gettandosi nel cortile” pur di non perire da soldati – raccontate da un bidello (Bidello, ma col manichino suo doppio, è anche uno dei personaggi più emblematici della kantoriana “Classe morta”), ma anche nel vissuto di famiglie povere che perdono i loro cari con il terribile male del secolo: la tubercolosi. Di tanto in tanto il maestro (un misuratissimo e bravo Benedetto Casillo) – con una evidente allusione a una società autoritaria – richiama all’ordine questa indisciplinata scolaresca, che ancora non sa che ormai non esiste più il tempo dei vivi e quello dei morti, ma solo un eterno tempo di morte. Alla fine, non a caso Moscato uscirà di scena recitando lentamente il “De profundis”, nel ricordo dei defunti e del loro passaggio dalla vita terrena alla vita eterna. La rappresentazione è spesso interrotta da vecchi brani musicali patriottici, come “Passa la ronda” cantata da Milly. Forse per ricordarci che nella gaia atmosfera da “Bella Époque” che ancora si respirava nel nostro Paese, l’umanità intera, senza accorgersene, stava finendo in un tragico cono d’ombra che l’avrebbe per sempre dilaniata e segnata.

Quell’incubo – la perdita di senso dell’umanità – sembra ammonirci Moscato, non è lontano da noi, ma vive nel nostro tempo pur se in forme diverse: come è il caso della guerra che i potenti combattono ogni giorno contro i migranti.  Ed è per non dimenticarlo che, come Kantor, egli in questa stanza della memoria convoca i suoi fantasmi; spettri che dicono della fine di ogni illusione, forse della fine di un mondo; e raccontano storie di povertà, di infanzie negate, di macerie, di terrore, di quel terrore che li ha spinti bambini a compiere l’estremo gesto di gettarsi nel vuoto dalle ringhiere degli ultimi piani della scuola elementare dei Quartieri Spagnoli. “Ronda degli Ammoniti” è “Teatro civile”; una drammaturgia che parla del mondo in cui viviamo e ci mostra – anche attraverso le azioni e la rigorosa gestualità espressionista di tutti gli attori – come la guerra sia sempre guerra dei potenti, mai dei popoli, mai dei poveri: tema ricorrente anche in altri racconti e opere teatrali di Moscato, che fa pensare alla riscoperta della memoria sepolta del nostro passato come ad una “Controstoria” degli esclusi: uno sguardo altro, questo del poeta e scrittore napoletano, oggi quanto mai necessario non solo per non ricadere negli orrori del passato, ma per tornare a credere in un mondo di pace e in una umanità che sappia ritrovare se stessa rifiutando quella violenza dell’uomo sull’uomo che è il segno più inquietante e devastante di questo nuovo millennio.

Ottima la regia di Moscato, molto convincente la prova di tutti gli interpreti: Benedetto Casillo, Simona Barattolo, Salvatore Chiantone, Ciro D’Errico, Giovanni Di Bonito, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Enzo Moscato, Francesco Moscato, Antonio Polito, Michele Principe; musiche Donamos; essenziale e spettrale la scena di Clelio Affinito; costumi di Veronica Grossi; fonica Teresa Di Monaco; aiuto alla regia Carlo Guitto; organizzazione Claudio Affinito. Caldi applausi del pubblico in sala.

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  • Maria Luisa Crudele Borgia
    26 novembre 2019 at 15:19 - Reply

    Il dramma di Enzo Moscato,andato in scena dal 7 al 17 novembre ultimo scorso,contro la guerra con le sue conseguenze devastanti per le città e per le persone,rovinandole in senso fisico e psicologico,è quanto mai attuale se pensiamo al dramma degli immigrati che giungono via mare,affrontando intemperie e disagi di ogni genere,pur di allontanarsi dalle tragedie dei loro paesi e che,spesso, lasciano la vita in mare. Questo aspetto viene colto molto bene e,in modo puntuale, da Antonio Grieco,conoscitore sempre documentato dei problemi evidenziati.

  • Maria Luisa Crudele Borgia
    26 novembre 2019 at 15:27 - Reply

    Il dramma di Enzo Moscato, andato in scena dal 7 al 17 novembre ultimo scorso, contro la guerra con le sue conseguenze devastanti per le città e per le persone,rovinandole in senso fisico e psicologico, è quanto mai attuale se pensiamo al dramma degli immigrati che giungono via mare, affrontando intemperie e disagi di ogni genere, pur di allontanarsi dalle tragedie dei loro paesi e che,spesso,lasciano la vita in mare. Questo aspetto viene colto molto bene e in modo puntuale da Antonio Grieco conoscitore sempre documentato dei problemi evidenziati.