AFRICA, TERRA DI EMIGRAZIONE E DI BASI MILITARI STRANIERE

La prima base militare italiana all'estero del dopoguerra è dedicata a un ex fascista a suo tempo decorato da Italo Balbo

Sul pianeta Terra si contano attualmente 196 stati sovrani riconosciuti, diversissimi tra loro in superficie, numero di abitanti, PIL, sistema di governo, ma, quasi tutti (tranne 7) con un esercito sul proprio territorio. Ma, se quasi tutti sono armati, solo 6 su 196, posseggono proprie basi militari fuori del proprio territorio.

I sei stati super-militaristi sono: gli USA che hanno 686 basi militari in 42 paesi, la Francia, seconda in questa classifica possiede 13 basi militari all’estero; seguono il Regno Unito e la Russia ciascuna con 10 basi, e, all’ultimo posto,  Cina e Italia che hanno ciascuna una base oltremare. Naturalmente i numeri si riferiscono alle basi ufficialmente dichiarate e non alle probabili basi segrete.

Questo, però non significa che anche altri eserciti non siano impegnati militarmente all’estero in “esercitazioni” e “missioni” militari. L’esercito tedesco ad esempio si è “esercitato” recentemente in Lituania, a 75 anni dall’invasione nazista, e l’ Exercise Trident Juncture 2018, esercitazione militare NATO,coinvolge in questi mesi, spazi aerei e marittimi di due stati neutrali, Svezia e Finlandia.

I militari all’estero sono coinvolti anche in “missioni militari” con obiettivi precisi, e l’Italia la sa lunga a riguardo, a cominciare dall’Iraq, Afghanistan, Kossovo, Libano etc, lista che si va allungando prevedendo quest’anno presenze militari anche in Estonia, Niger, Tunisia, Repubblica Centrafricana; nessuno dei precedenti governi ha mai messo in discussione le missioni militari all’estero ed anche quello attuale ha ribadito che manterrà gli impegni presi.

Ora, le basi militari all’estero sono cosa giuridicamente diversa dalle presenze militari permesse in occasione di particolari missioni: esse non hanno obiettivi specifici, hanno limiti temporali generalmente molto lunghi, e hanno giurisdizione di extraterritorialità, sono cioè pezzi di territorio dato in affido ad una potenza straniera per installarvi armi ed alloggiarvi civili e militari.

Generalmente un paese ospita basi militari di una singola potenza o più basi militari di paesi aderenti ad alleanze militari. C’è però una eccezione, ed il paese in questione è Gibuti: un fazzoletto di terra, per lo più desertica, di 23000 Km2, cioè grande quanto la Toscana, con meno di un milione di abitanti, per il 65% disoccupati e per il 45% analfabeti. Il paese deve la sua fortuna alla sua posizione strategica, in uno dei centri nevralgici del mondo, cioè all’imboccatura dello stretto di Bab el-Mandeb, che separa la penisola arabica dall’Africa orientale, e che controlla la direttiva commerciale marina dall’Oriente al Mediterraneo.

L’espressione araba Bab el-Mandeb è traducibile come “la porta del lamento”, e la leggenda vuole che il nome fosse collegato ai lamenti dei naufraghi profughi dallo Yemen. Il nome può essere attualizzato tenendo conto dei 30000 yemeniti fuggiti in Africa, negli ultimi anni dal loro paese a causa di una guerra voluta dall’Arabia Saudita ed appoggiata dagli USA.

E’ proprio su questo territorio che si concentrano il maggior numero di basi militari straniere, fornendo al dittatore Ismail Omar Guelleh, ininterrottamente presidente da 19 anni, ben 100 milioni di dollari per i relativi fitti. Attualmente esistono basi militari di 5 paesi (USA, Francia, Cina, Giappone, Italia) alle quali si aggiungeranno una basa saudita e, forse, una turca.

Quella americana, Camp Lemonnier, che paga il fitto più elevato (63 milioni di dollari l’anno), è grande 250 ettari e vi alloggiano 4500 unità di personale. È la base dalla quale partono i droni per gli omicidi teleguidati in Afghanistan e Yemen. La base francese, un tempo la più importante, mantiene ancora 1900 presenze, quella giapponese è dotata di 180 uomini della forza di difesa marittima, con il compito di partecipare alle operazioni antipirateria e di scortare le proprie navi, in special modo le grandi navi da pesca;la pesca è uno dei settori portanti dell’economia giapponese, nulla di strano, dunque, che la presenza militare a Gibuti sia considerata come strategica per Tokio. Non è un caso che la Cina abbia scelto come primo paese dove costruire una base militare proprio Gibuti che può diventare la testa di ponte per la propria espansione economica e politica nel continente africano. Terminata la base cinese, prospiciente il mare a nord della capitale, sarà la più estesa in grado di alloggiare 5000 uomini.

Anche l’Italia si è assicurata nel 2013, con il governo Letta, un suo posto al sole inaugurando a Gibuti, la prima base militare all’estero del dopoguerra. E’ situata nei pressi della città di Loyada a 7 km dal confine con la Somalia. Può accogliere fino a 300 persone e ha il compito principale di “supporto logistico a operazioni militari italiane in Africa Orientale e nell’Oceano Indiano”. E’ intitolata a Amedeo Guillet.

Ma, chi era Amedeo Guillet per avere l’onore di aver dedicata una base dell’esercito dell’Italia repubblicana, nata dalla Resistenza?Amedeo Guillet nell’ottobre del 1935 partecipò, come comandante di plotone, alle prime azioni della guerra di Etiopia. Il 5 maggio del 1936, venne decorato a Tripoli dal Maresciallo d’Italia Italo Balbo per il suo esemplare e coraggioso comportamento in combattimento. Nell’agosto del 1937, accettò la proposta del generale Luigi Frusci di seguirlo nella guerra civile spagnola, contro le forze repubblicane, dove operò prima al comando di un reparto carri della divisione “Fiamme Nere“. Nel 1939, represse la guerriglia etiope, e gli venne conferita la Medaglia d’argento al Valor Militare. Nel 1946 dopo la vittoria della Repubblica nel Referendum, Guillet fedele al proprio giuramento di militare verso la Corona dei Savoia, rassegnò le proprie dimissioni dall’Esercito Italiano. Nel 1964 fu nominato barone da Umberto II. il quale benché sconfitto dal Referendum e in esilio, ha continuato per decenni a elargire titoli nobiliari, conti, baroni e qualche principessa… Nel 2000, venne ricevuto all’Asmara dal dittatore eritreo Isaias Afewerki con gli onori riservati ai capi di Stato.

Nel 2010 è morto all’età di 101 anni.
Come si vede la persona giusta per intitolargli la prima base militare italiana all’estero

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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