Africa: Aiutarli a casa loro? Ma mi faccia il piacere!

I colpi di coda della "supremazia occidentale" il nostro benessere passa per il loro sottosviluppo. aiutare il nero fuori il supermercato
Tornavo a casa con lo scooter. Avevo mio figlio con me, ed ho visto un ragazzo nero che stava in piedi vicino alla porta di un supermercato per chiedere qualche spicciolo, o guadagnarsi qualcosa aiutando a portare borse, caricare spese in macchina o giù di li.
Avrà avuto l’età di mio figlio ed ho pensato che avrebbe potuto essere mio figlio. E allora io come padre come mi sarei sentito, per non essere stato capace di dargli un presente decente ed una buona prospettiva di futuro. Cosa avrei provato a saperlo lontano migliaia di chilometri da casa ( CASA : dove non c’è neanche il minimo indispensabile, dove manca l’acqua, dove si può essere in pericolo di vita perché qualche signore della guerra ha deciso che quel giorno gli andava di prendersela con quelli dell’etnia opposta ecc. ecc.). Cosa avrei provato sapendo che il mio ragazzo dopo aver fatto un lungo viaggio pieno di peripezie e sopportazioni inimmaginabili ed insopportabili per noi “uomini molli” dei Paesi fortunati, che facciamo tragedie se non va bene l’HI Phone, viveva in non so quali condizioni?
Aveva almeno da mangiare? Da vestire? C’era qualcuno che lo avrebbe aiutato se ne avesse avuto bisogno? Curato se fosse stato malato?
D’accordo direte voi un padre responsabile che vive in condizioni disagiate evita di “procreare“, ma proprio noi a Napoli abbiamo lunghe storie di famiglie numerose viventi in bassi fatiscenti (situazione ben descritta da Filumena Marturano eroina dell’omonima commedia eduardiana).
Sarà l’ignoranza, bah? E allora?
Non è che possiamo prenderli tutti noi. Perché dobbiamo sempre fare la figura dei fessi, mentre nelle altre parti della civile Europa, ci dicono a muso duro di fermare i flussi migratori.
Così pure io ho pensato, venendo come tutti bombardato quotidianamente da notizie ed immagini di sbarchi, di problemi economici e di lavoro dei nostri giovani, che non li possiamo ospitare tutti noi. Non possiamo impegnarci a dare loro un’istruzione, un lavoro, una vita degna di essere considerata tale – dove non  devi chiederti ogni volta che ti addormenti la sera se domani sarà l’ultimo giorno della tua vita – e che forse sarebbe stato meglio non essere mai nato.
Se non abbiamo lavoro per  nostri giovani come lo possiamo garantire a quelli che vengono da lontano? Tutto giusto. E così … forse sarebbe meglio aiutarli a casa loro! MA VERAMENTE, PERO’.
Glielo dobbiamo innanzitutto per una questione morale ed umana.
L’Africa prima che la sconvolgessimo con lo schiavismo e con le colonizzazioni imperiali delle civilissime Francia ed Inghilterra (ma anche noi nel nostro piccolo – solo perché arrivati come al solito dopo degli altri – abbiamo fatto il nostro), era un continente florido, fatto di regni dove ognuno aveva di che vivere – avranno avuto anche loro dei tiranni, delle guerre, qualche carestia, ma ci può stare nel corso di una storia umana millenaria.
Poi siamo arrivati noi, prima a prelevare forza lavoro, poi a portare la civiltà a modo nostro colonizzando selvaggiamente, distruggendo l’agricoltura esistente per piantare monocolture (cacao, caffè, tabacco ecc.) ed affamando le popolazioni. Per non  parlare dello sfruttamento minerario. Abbiamo creato stati con confini artificiali che corrispondevano unicamente ad una logica di spartizione.
Abbiamo messo nella stessa nazione etnie che storicamente erano diverse , generando tensioni e conflitti che sono esplosi dopo la fine del periodo delle colonie.Insomma di guai ne abbiamo fatti tanti e quando ce ne siamo andati abbiamo perseverato. Le multinazionali si sono garantite lo sfruttamento della terra, delle miniere, dell’acqua (ci manca solo l’aria) attraverso accordi con governi locali compiacenti da loro insediati (non fa niente se si trattava di dittatori sanguinari, bastava girare la faccia dall’altro lato).
Quindi si capirà che è facile dire aiutiamoli a casa loro. Il problema è che tutto questo costa non solo tanto danaro, ma comporta pure una trasformazione nel nostro modo di pensare l‘economia che non deve essere solo intesa come qualcosa che deve andare sempre nella direzione a noi più vantaggiosa.
Se li aiutiamo a casa loro e li aiutiamo veramente a progredire e ad essere indipendenti, dobbiamo sapere che domani avremo altri milioni e milioni di uomini liberi (perché non più soggiogati dal bisogno) che vorranno dire la loro, che concorreranno insieme a noi per garantirsi standard di vita sempre più alti, che vorranno avere anche loro beni di lusso ecc. Insomma ci saremo creati altri concorrenti. E noi in occidente stiamo diventando ormai minoranza nel mondo.
Abbiamo questa consapevolezza? Secondo me si ma abbiamo paura di perdere le nostre “comodità“,  ed è per questo che ci limitiamo agli aiuti umanitari, all’accoglienza caritatevole, perché sappiamo bene (o vogliamo rimuovere il pensiero) che il nostro benessere passa pure per il loro sottosviluppo.
Per cui se li vogliamo aiutare veramente a casa loro impegniamoci e portiamo civiltà nel senso migliore del termine. Cambiamo il nostro approccio allo sfruttamento delle risorse, modifichiamo qualche scalino nella nostra scala di valori, anteponiamo l’uomo a tutto il resto, abbandoniamo le logiche più bieche del profitto, insegniamo a quegli  altri a non ripetere i nostri errori.
Non so se ne saremo capaci, ma so che e’ nostro dovere! In fondo anche quel ragazzo nero ha diritto a studiare, a crescere, a lavorare, e pure a farsi un giro sullo scooter con suo padre, invece che tendere la mano fuori ad un supermercato
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  • Amilcare
    25 luglio 2017 at 23:46 - Reply

    Io invece ho visto il ragazzo nero che sbarra la strada alle donne bianche sole, che pretende l’elemosina con fare minaccioso e allunga anche le mani quando la donna non e’ accompagnata…ho visto quello che spaccia…quello che alla ferrovia massacra di botte uno studente per rubare il telefonino…casi isolati? Bisogna spiegarlo ai malcapitati che incappano in queste mosche bianche(nere…)

    • enzo bellino
      29 luglio 2017 at 21:22 - Reply

      ha visto male. forse aveva gli occhiali sporchi.

  • CantoLibre
    CantoLibre
    26 luglio 2017 at 11:22 - Reply

    Negli ultimi 3 giorni a Napoli sono state consumate 2 violenze carnali e una è stata tentata nel centro storico, il totale degli uomini era di 10, tutti bianchi e napoletani. Quando cerchi un posto per l’auto la “protezione” del guardiamacchina o parcheggiatore abusivo è offerta da un bianco e napoletano, gli scippi con scooter che si protraggono ogni giorno a Napoli sono effettuati da bianchi e napoletani, quattro sere fa un giovane è stato massacrato per il furto di un I-phone nei pressi dell’università da bianchi e napoletani, il mercato della droga è di proprietà di bianchi e napoletani…si potrebbe continuare a lungo…CantoLibre è un quotidiano che si occupa di diritti umani, non di quelli che non fanno commenti che appartengono alla barbarie

    • enzo bellino
      29 luglio 2017 at 21:27 - Reply

      quoto, ovvio.

  • enzo bellino
    29 luglio 2017 at 21:26 - Reply

    caro dr. natale. questa storiella che ogni tanto il politico di turno predica (aiutiamoli a casa loro) mi sa di ipocrisia. nel passato non è mai accaduto. con gli anno spero si capirà che “gestire” questa marea umana potrebbe essere addirittura una opportunità. in fondo qualcuno dovrà contribuire a pagarci le pensioni, le pare ?