ABC- COMUNE  I nodi vengono al pettine

Si profila così una penosissima “lotta tra poveri” causata di certo non dagli incolpevoli lavoratori

Un’ultima riflessione sulla questione ABC- Comune, poi tornerò nel mio ruolo più congeniale: lavorare dietro le quinte.

presidio_operai_abc_sangiovanni_ildeskDue giorni fa mi trovavo ad un presidio -con prevista conferenza stampa – del Coordinamento Campano per la gestione pubblica dell’acqua. Eravamo lì, sotto la sede della Regione Campania in via S. Lucia, per protestare contro la legge regionale 15/15 sul riordino del servizio idrico che non rispetta la volontà referendaria del 2011 ed esautora i sindaci di qualsiasi potere decisionale, lasciando altresì le decisioni nelle mani dei vertici dell’EIC, quando è arrivata la notizia che i lavoratori della Net Service, per protesta, avevano occupato la sede in via Argine, giustamente inviperiti perché vedono non solo sfumare, dopo anni di attesa, la stabilizzazione lavorativa in ABC, ma, peggio ancora, anche la possibilità di un clamoroso licenziamento collettivo. Pare che la commissaria Paparo abbia dichiarato illegittimi i distacchi di 42 lavoratori della Net Service ad ABC, mentre sta per favorire le assunzioni dei dipendenti del Consorzio di San Giovanni (sempre ad ABC) a partire dal 1 gennaio 2016.

Si profila così una penosissima “lotta tra poveri” causata di certo non dagli incolpevoli lavoratori.

Mi vien facile da pensare che con troppa fretta sarti maldestri hanno cucito un abito che ora comincia a sfilacciarsi. Ebbi sentore che il vento stava cambiando quando feci la prima sortita su CantoLibre (visibile sul sito e datata 25 maggio, http://www.cantolibre.it/acqua-bene-comune/), in risposta ad un articolo che tentava di lanciare sospetti, addobbati con astratte illazioni, sull’operato dell’allora presidente di ABC, Maurizio Montalto. Mi tocca purtroppo precisare che non ho mai voluto parteggiare a prescindere con Montalto (come qualche “gesuita-rosso”, per dirla alla Pasolini, ha voluto insinuare), anche se devo ammettere che la mia posizione critica è stata senza dubbio caricata dalla propaganda della Giunta, che ha tentato di mostrare all’opinione pubblica un CdA inadeguato a portare avanti il ciclo integrato e che non voleva assumere i lavoratori del Consorzio di San Giovanni, che era in sostanza attaccato alle poltrone. In molti ci hanno creduto. Poi man mano tanti occhi hanno cominciato ad aprirsi ed altrettanto orecchi hanno cominciato a tendersi per sentire. napoli-capitaleLa verità è che non mi andava giù il fatto che, per portare avanti una strategia politica finalizzata a disfarsi di una gestione scomoda (l’ho scritto abbondantemente nei precedenti articoli, http://www.cantolibre.it/author/gennaro-esposito/), venissero calpestati contemporaneamente sia la dignità degli uomini e delle donne del CdA e del Comitato, con accuse fumose o sibilline, sia le aspettative dei lavoratori del Consorzio e, cronaca di questi giorni, della Net Service. E dire che qualche anno fa il Comitato (ma anche la mia organizzazione politica, vedi https://anticapitalista.org/2014/01/31/de-magistris-e-la-spending-reviev/) espresse solidarietà a De Magistris quando, da “sindaco di strada”, subì un volgare attacco mediatico da parte della destra e del PD.

In buona sostanza, credo che questo nodo di “sensibilità umana” sia il solco più profondo che mi separa e mi rende inconciliabile con un certo modo di intendere la “politica”.

121032942-7571bf4c-b717-48bb-9633-64cab7eb5675Ai primi di settembre ebbi la possibilità di assistere all’ultimo CdA del presidente Montalto. Erano presenti anche le R.S.U. della CGIL (Tommaso Sorrentino), della CISL (Antonio Mancinelli) e della UIL (Enzo Di Giacomo). I rappresentanti sindacali erano preoccupati dalla vacuità della proposta del Comune, che prevedeva l’assunzione dei lavoratori del Consorzio di San Giovanni ad ABC, coprendo però solo il costo di un anno di stipendio, nonché il passaggio di una mezza dozzina di impianti di sollevamento fognario, la maggior parte dei quali completamente disastrati e mal sicuri per i lavoratori.

Ora chiedo a chi legge: era tutto qui il ciclo integrato pensato dal Comune? Per il vecchio CdA il ciclo integrato doveva essere impostato in maniera completamente diversa e organizzato in tre fasi.

1) Preoccuparsi di garantire la copertura dei costi.

2) Garantire i lavoratori e il servizio.

3) Minimizzare l’impatto economico per i cittadini-utenti.

Da una parte il Comune puntava semplicemente a “disfarsi” del sistema fognario (lavoratori annessi); dall’altra il vecchio CdA voleva realizzare il ciclo integrato, che è qualcosa di molto più complesso:

a) captazione e distribuzione dell’acqua potabile;

b) portare a norma il sistema fognario (attualmente gestito dal Comune);

c) gestire la depurazione (che è nelle mani della Regione);

d) realizzare un sistema duale, per consentire di separare l’utilizzo dell’acqua potabile e pregiata (per scopi alimentari) dall’acqua semplicemente pulita da destinare ad altri scopi (per esempio, allo sciacquone del w.c., alla pulizia dei pavimenti…).

Per fare tutto ciò c’era bisogno di un Piano Industriale. Ed è in questo scenario che dovevano essere assorbiti i lavoratori di S. Giovanni!

Anche quest’ultima questione era posta in maniera ben diversa rispetto alla disordinata strategia di gestione del Comune, fatta di promesse senza basi reali e alimentando le aspettative dei lavoratori (comunque finora non ancora assunti). Se la giunta avesse lasciato lavorare quel CdA o meglio se avesse rispettato la data concordata (30 ottobre) per la presentazione del Piano Industriale (erano d’accordo anche i sindacati!), con tutta probabilità i lavoratori del Consorzio di S. Giovanni sarebbero già stati assunti e, badate bene, senza mettere a repentaglio il futuro lavorativo di quelli della Net Service.

abc-5Quali erano le linee guida del CdA per il Piano Industriale?

1) Ripubblicizzare nella sostanza l’azienda. Vale a dire, implementare ed internalizzare quelle attività ereditate dalla vecchia S.p.A., in buona parte affidate a ditte private.

2) Favorire l’assunzione di una quota dei lavoratori del Consorzio con gli esodi dei dipendenti ABC vicini all’età della pensione.

3) Per la restante quota, convertire alcuni lavoratori da addetti alle fognature ad idraulici, ed altri alla vigilanza.

Queste soluzioni (gli esodi e le internalizzazioni) avrebbero garantito la copertura dei costi del personale a lungo termine.

Quale, invece, la soluzione del Comune?

Mantenere i lavoratori di S. Giovanni al servizio fognario, lasciandoli cioè lavorare in impianti non funzionanti, e garantire loro lo stipendio per un solo anno. Con delibera 33 del Consiglio Comunale del 2015 vennero approvate le tariffe del sistema fognario, in più venne anche dichiarato espressamente che non c’era copertura economica per i lavoratori del Consorzio di S. Giovanni. Il Comune non ha previsto in tariffa i lavoratori di S. Giovanni, però ora sta per trasferirli ad ABC (o almeno così dicono). E l’azienda da dove dovrà prendere i cinque milioni di euro all’anno per pagare gli stipendi ai lavoratori? Mah…napoli-acqua

Il costo complessivo delle fogne è di 25 milioni di euro all’anno. Con la riscossione in tariffa il Comune ne recupera appena otto e copre la differenza per 17 milioni di euro prelevando fondi dalla fiscalità generale, cioè dalle tasse. Se avessero lasciato portare avanti il Piano Industriale suindicato, oltre a risolvere a tempo indeterminato le spinose questioni legate alla sorte dei lavoratori, il Comune avrebbe a disposizione 17 milioni di euro all’anno da impiegare in modo più virtuoso. Mi spiego con un esempio: la cifra era abbondantemente sufficiente per evitare di scippare il tfr e stipendi arretrati ai lavoratori della Napoli Sociale (svolgono mansioni importanti e delicatissime, quali l’assistenza ai disabili), da poco assorbiti in Napoli Servizi con proposte marchioreggianti avallate da landiniane metodologie sindacali.

In fondo la realtà è sempre meno complessa di quanto appare…

Un commento

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  • ABC – LA GRANDE BUGIA
    23 giugno 2017 at 11:41 - Reply