A SCISCIANO, IL TEATRO SOCIALE DELLA CARROZZA D’ORO

L'interessante ricerca de La Carrozza d'oro, il gruppo teatrale di Scisciano che guarda all'Europa

 

Scritto da Antonio Grieco

Oltre la scena ufficiale, in tutta la regione si sono diffuse negli ultimi anni realtà associative che operano in simbiosi col territorio e credono nel teatro sia come attività formativa e di ricerca che come un insostituibile strumento per favorire l’inclusione sociale. Non è facile intercettarli questi gruppi perchè il loro teatro sociale è spesso invisibile, lontano dai riflettori dei media. Eppure noi, come abbiamo accennato altre volte su queste pagine, crediamo che occorra partire da qui per comprendere il rilievo politico, oltre che culturale, che questo fenomeno sta assumendo nella nostra area metropolitana ed anche in molte altre zone del Mezzogiorno. Da questa angolazione una delle esperienze più vivaci, che abbiamo sempre seguito con grande interesse, è quella de La Carrozza d’Oro, un’associazione teatrale di Scisciano, comune dell’agro nolano che ha radici antiche negli Osci e successivamente in Etruschi, Sanniti e Romani. Il gruppo nasce nel 2011 ad opera di Pasquale Napolitano, Luana Martucci e Alfredo Giraldi, con l’obiettivo di strutturarsi in compagnia teatrale e curare laboratori e spettacoli principalmente rivolti ai ragazzi e ai bambini della piccola cittadina nolana. Negli anni, lavorando con grande passione nella ricerca di un’altro teatro, la compagnia ha messo in scena, con successo, importanti spettacoli sia in Italia che all’estero. Per parte nostra, ricordiamo con piacere alcune rappresentazioni delle opere di Roberto Bracco, il drammaturgo napoletano antifascista che agli inizi del Novecento anticipò molti temi del teatro comtemporaneo; dalla psicanalisi all’antimilitarismo, dal pacifismo al femminismo. I testi di cui parliamo – “Non fare ad altri” e “Lui, lei lui”, entrambi del 1886 – lasciavano trasparire, talvolta con ironia, i punti di crisi della società borghese a cavallo dei due secoli, e la messinscena del gruppo sciscianese, per la regia di Pasquale Napolitano, si fece apprezzare sia per la fluidità dell’azione scenica che per il rigore interpretativo dei tre giovani attori che diedero vita a momenti di esilarante comicità. Che essersi avvicinato a Bracco sia stato per loro frutto di un preciso orientamento drammaturgico e non una scelta improvvisata o occasionale, lo dimostra anche una recente sperimentazione su “I pazzi” (1920), un testo bracchiano di notevole respiro culturale, perché – come rileva Mario Prisco nel suo volume “L’Alfiere della scena”. Il teatro di Roberto Bracco” (edito da Oèdipus nel 2011) – qui vengono enunciati le due grandi correnti del pensiero di quegli anni: quella che fa capo all’idealismo, secondo cui per curare la follia bisogna intervenire nell’animo del paziente, e quella positivista, le cui basi affondano nei tratti biologici. Il maggior merito del gruppo – che di questo lavoro ha prodotto anche un video segnalatoci da Aurelia Del Vecchio, nipote dello scrittore napoletano e custode della sua memoria – è consistito nell’aver qui legato, con un intenso studio sulla gestualità e sul corpo in scena, quel teatro alla più audace sperimentazione europea; un’ operazione decostruttiva in qualche modo assai vicina a quella tentata felicemente, nel 2014, dal regista Giovanni Meola con l’attenta messinscena de “L’internazionale”, un atto unico antimilitarista di Bracco che anticipa di alcuni decenni il Teatro epico di Bertolt Brecht.

Solo per inciso, crediamo sia giusto qui non dimenticare che la rappresentazione de “I Pazzi” a Roma, nel 1929, fu violentemente interrotta da quella che Bracco stesso definì “una falange di energumeni”. Erano i fascisti che non smisero mai di perseguitare – come ci ricorda lo storico Francesco Soverina nel suo “Il caso Bracco. Una ferita mai sanata” (Alessandro Polidoro Editore) – il grande drammaturgo napoletano per tutta la vita.
Nel corso della propria esperienza, La Carrozza d’oro – dopo aver collaborato con la Cooperativa di Fine Millennio, con il centro universitario teatrale di Benevento, la Cooperativa “Luoghi comuni” di Marigliano ed anche con l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza – si allontana da Napoli dando spettacoli per ragazzi all’estero, soprattutto in Francia: come “La giostra furiosa”, tratto da “L’Orlando furioso”, dove – ricorda Napolitano, in un’intervista rilasciata a Terre di Campania – l’attenzione, anche guardando all’esperienza di Dario Fo, è molto rivolta a un linguaggio non verbale in grado di andare oltre il testo. Particolarmente emblematico per il suo valore etico e civile, è poi uno degli ultimi lavori del gruppo: “Radio Libertà” andato in scena, per la regia di Luana Martucci, a Barcellona e a Napoli alcuni anni fa; uno spettacolo da un testo dello storico e politico Giuseppe Aragno che evoca la storia dell’ avvocato napoletano antifascista Carmine Cesare Grossi (che scampò per miracolo a un attentato fascista) e della sua famiglia, che in seguito alle persecuzioni del regime si trasferì prima in Argentina e poi, nel 1936, a Barcellona, dove fondò appunto “Radio Libertà”; una radio (tra l’altro molto simile a “Radio Londra”) che informava gli italiani (con la voce di Ada, napoletana, figlia di Cesare) sui nuovi scenari internazionali incitandoli alla lotta al regime dittatoriale mussoliniano. Il testo di Aragno, messo in scena con grande partecipazione e intelligenza da Alfredo Giraldi e Luana Martucci, si inserisce con caratteri di assoluta originalità nel “Teatro di narrazione” italiano, e ha il pregio di far luce su un episodio ancora troppo poco conosciuto del nostro antifascismo meridionale; un racconto che dovrebbe impegnarci tutti a riflettere, a difendere e riscoprire nella nostra memoria storica quei valori di libertà oggi quanto mai necessari per impedire che in tempi così bui per la nostra democrazia ritornino i fantasmi del passato.

Va detto che sin dalla sua nascita il gruppo ha intrecciato significative relazioni con altre realtà che operano a Napoli e nel Paese per un modello alternativo di società e di cultura – come per esempio “Lo spazio ZTL” a Napoli (fondato e artisticamente diretto da Marco Zurzolo) o l’associazione “Yabasta” – accostandosi alle avanguardie artistiche del Novecento (Surrealismo, Dadaismo, Espressionismo, in particolare) e sperimentando un più ravvicinato rapporto tra attori e spettatori. Anche per La Carrozza d’oro il laboratorio, che consente di svolgere un’importante azione pedagogica e formativa, non è solo un fondamentale strumento di crescita individuale e collettiva, ma anche un modo di resistere, di impegnarsi sul piano etico, e di pensare, pur da zone periferiche ai margini della scena cittadina, ad un teatro che nasca dal basso e dalla comune volontà di mantenersi lontano da logiche mercantili e da ogni conformismo estetico, culturale, politico.

 

 

 

 

 

Un commento

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  • Marisa Crudele
    10 ottobre 2019 at 15:44 - Reply

    Antonio Grieco fa una cronistoria attenta e puntuale del teatro che già dai primi anni del novecento ha affrontato temi ancora molto attuali.
    L’associazione teatrale di Scisciano meriterebbe una maggiore attenzione perché favorisce la socializzazione e l’inclusione anche degli “ultimi”