A Fronte Alta: la storia di mio padre pugile napoletano

Antonello Cossia riporta in scena al teatro Quartieri Airots di Napoli una pièce che quest’anno celebra i suoi “primi” dieci anni di vita in palcoscenico

A Fronte Alta”, racconta la straordinaria avventura sportiva di un pugile napoletano, atleta della nazionale azzurra, chiamato a rappresentare l’Italia ai giochi olimpici di Melbourne in Australia, nel 1956.
Lo spettacolo ne ripercorre l’impresa tra suggestioni, ricordi personali, resoconti di testimoni dell’epoca che, pian piano, nello sviluppo drammaturgico, vanno ad incrociare, intrecciandosi con esse, le fitte maglie della Storia, funestata in quegli anni da scenari terribili.  A seguire il racconto di Antonello Cossia, sceneggiatore teatrale

Era il tempo delle tensioni mondiali, prevedibile epilogo di un periodo post bellico mai completamente pacificato, gli anni delle sanguinose lotte bracciantili, della quotidiana guerra silente combattuta da intere popolazioni nell’atto di ricostruire una propria identità civile e sociale oltre che riedificare le proprie distrutte città.

Antonello CossiaHo scritto questo testo procedendo per accumulo di suggestioni, ricordi personali, resoconti di persone a me care.
In un secondo momento si è delineata una forma più definita, si è chiarito dentro di me il senso di tale tensione e l’obiettivo che intendevo raggiungere.

Ho cominciato una ricerca che man mano si espandeva e di cui rischiavo di perdere il controllo, sembrava ad un dato momento che tutto fosse accaduto in un solo anno dalla fine della II guerra mondiale in poi, il mille novecento cinquantasei.
Era periodo di blocchi mondiali contrapposti, di braccianti che affrontavano dure lotte per la propria autodeterminazione, di uomini che per guadagnarsi da vivere scendevano nel ventre delle montagne a metri e metri di profondità, di uomini che ricostruivano case distrutte dalla guerra, di uomini che sfidavano altri uomini con le mani coperte da guantoni per cercare di trasformare la propria condizione. Non si rifugiavano nei sogni, li inseguivano, se ne appropriavano, li rendevano spesso realtà.

E’ grazie a ciò che il paese si è trasformato, uscendo, almeno in apparenza dal disastro della seconda guerra.
Uomini che probabilmente in maniera inconsapevole, davano corpo ad una idea di utopia come qualcosa che non si è ancora realizzata, piuttosto che come qualcosa che non si realizzerà mai.

La storia portante, il filo rosso che unisce e guida, è quella di mio padre ex-pugile, atleta della nazionale azzurra che rappresentò l’Italia ai giochi olimpici di Melbourne in Australia nel millenovecentociquantasei. Un articolo comparso in un giornale sportivo australiano, qualche giorno dopo l’incontro, riportava la cronaca del primo e unico combattimento sostenuto da mio padre in quella competizione.

Agostino CossiaAveva incontrato agli ottavi di finale colui che vinse in seguito la medaglia d’oro per la categoria dei pesi piuma, un pugile russo, Vladimir Safronov il suo nome, molto forte, che mandò tutti i contendenti al tappeto, tranne uno: mio padre.
Nell’articolo però, per un errore di stampa il nome di mio padre da Agostino si trasforma in Agatino non regalandogli la soddisfazione pubblica di essere riuscito in un impresa che gli altri avevano mancato in quel contesto.

Per fortuna, mio padre non ha mai dato peso a questo banale accadimento.
Mi ha sempre colpito il suo modo di raccontare questa straordinaria esperienza, mai come un elemento di vanità, né come affermazione presuntuosa della sua personalità (avrebbe potuto tranquillamente gloriarsi visto che è stato, inoltre, due volte campione d’Italia nel 1955/56).
Il suo entusiasmo, quasi infantile, è relativo alla tensione, alla spinta che questa avventura ha donato alla sua vita, a ciò che ha ottenuto, non senza fatica e impegno, dove il sogno da realizzare non consisteva in qualcosa di impossibile, di irraggiungibile ma piuttosto qualcosa che si è tramutato in passione, in determinazione per la propria scelta di vita.
Una cosa di cui fortemente si sente la mancanza.
In questi tempi di Età della Grande Paura, una passione, un sogno, un ideale sono concetti pressappoco inesistenti, se non inquadrati nell’ottica e nel riconoscimento di un successo o una popolarità televisiva che dà diritto all’esistenza in questa nostra società.
L’opera quotidiana, sconosciuta, di persone normali e semplici contrastava con i grandi propositi politici, che hanno generato, come si è poi visto, corruzione e clientelismo, male atavico del nostro paese.
Mi è sembrato giusto aggiungere, a tale proposito, i discorsi di insediamento e di auguri di fine anno del Presidente Gronchi, allora in carica.
Parole ufficiali che poco rispecchiavano la reale situazione del paese.
Lontane, comunque, dalla cattiva fede e dalla ipocrisia di tanti politici dei giorni nostri.
Il neorealismo ha raccontato molto bene le tante storie, i drammi e le ambizioni di questi piccoli grandi sognatori.
Io ho solo avuto il desiderio di aggiungerne un’altra, quella di un uomo normale, semplice, che ha affrontato la vita a fronte alta e che per fortuna è mio padre, questo però il pubblico lo scopre solo alla fine…

Antonello Cossia
A fronte alta Locandina12-13-14 Maggio 2017, rispettivamente alle ore 21 venerdì e sabato e alle ore 18 domenica.

Teatro Quartieri Airots via Carlo de Cesare 9, Napoli.
Info e Prenotazioni: 081 184 98 998 / 349 17 35 084

Per la Foto Copertina dell’articolo si ringrazia  Luigi Coppola Photographer

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