4 APRILE 2019: E’ NATO da 70 anni

Un organismo nato per la guerra e le sue derivazioni, responsabile di conflitti, di colpi di Stato e perenni deviazioni politiche

Riceviamo e pubblichiamo di Aldo Bronzo di Sinistra Anticapitalista

La NATO venne fondata a Washington 04/04/1949 nel clima ormai diffuso di guerra fredda” che sostituì rapidamente l’atmosfera di ampie intese delineatesi a Yalta e a Potsdam al termine del II conflitto mondiale. Vi aderirono 14 paesi, tra cui, ovviamente, l’Italia democristiana.

Nelle sue formulazioni ufficiali si trattava di un organismo difensivo – all’art. 5 del trattato –che rendeva solidali i suoi membri in caso di attacco da parte sovietica. In effetti era un elemento di giustapposizione agli stati “operai” che nascevano in Europa e di argine alle lotte sociali che si diffondevano nel mondo occidentale.

Nel suo seno la “partnership” fu fin dall’inizio solo nominale, dal momento che l’egemonia decisionale fu sempre appannaggio degli Stati Uniti che hanno sin dall’inizio imposto il criterio dell’ “unanimità”, cioè del più potente.Il Primo segretario, Lord Ismay non ebbe esitazioni ad affermare: “Lo scopo della NATO è tenete dentro gli USA, fuori i russi e sotto i tedeschi”.

Come naturale contraltare, il 14/05/1955 vide la luce “Il patto di Varsavia” formata dall’URSS e dagli altri stati europei assegnati ai sovietici dagli accordi di Yalta.

Il crollo del “muro di Berlino” ha fatto registrare una svolta; infatti il 25/5/ 1999, traendo spunto dalla crisi jugoslava, il vertice NATO ufficializzava un “nuovo concetto strategico” in quanto si poneva mano ad “una nuova alleanza più grande, più capace e più flessibile, impegnata nella difesa collettiva e capace di intraprendere nuove missioni, tra cui l’attivo impegno nella gestione della crisi, incluse operazioni di risposta alla crisi”. In pratica da alleanza che almeno nominalmente in base all’art. 5 del trattato del ’49 impegnava i paesi membri ad assistere anche con la forza armata il paese membro che eventualmente fosse attaccato dai sovietici nell’area nord-atlantica, la NATO si trasformava in alleanza che, in base al “nuovo concetto strategico”, impegnava i paesi membri anche a “condurre operazioni di risposta alle crisi non previste dall’art. 5, al di fuori del territorio dell’alleanza”. E, interrogato circa le nuove competenze territoriali della NATO il Presidente Clinton era sufficientemente sollecito a precisare di “rifiutarsi di precisare a quale distanza la NATO intende proiettare le proprie forze, in quanto non è questione di geografia”. In buona sostanza la NATO intende all’occorrenza intervenire con i propri eserciti anche fuori dai precedenti confini europei, anche in altre regioni.

Il potere decisionale USAcomunque non subì variazioni in quanto venne fatto conoscere che “deve permanere la leadership globale che gli USA esercitano in Europa“. Del resto fu il Presidente USA che provvide a nominare il 19/07/2002 il nuovo Comandante Supremo dell’alleanza nella persona del gen. James L. Jones. Agli altri stati non restò che ratificare; naturalmente senza battere ciglio.

Contemporaneamente, sotto pressione statunitense, la NATO procedeva ad espandersi ad Est, inglobando progressivamente quegli stati che precedentemente erano affiliati al “Patto di Varsavia”; ma l’operazione avveniva in modo quasi asimmetrico, in quanto questi paesi, piuttosto che collegarsi organicamente con il resto dell’Europa,  stabilivano legami politici e militari direttamente con gli statunitensi che si giovavano di una presenza molto più intensa nel vecchio continente.

Contemporaneamente il dispiegarsi della potenza economica cinese e il delinearsi in progressione dell’asse russo-cinese in funzione antitetica all’abituale egemonismo americanoha suggerito alla dirigenza americana una più accentuata proiezione bellicistica di cui non sono mancate esplicite attestazioni. Un documento diffuso dal Pentagono nel settembre del 2001 fa, a suo modo, piena chiarezza sulle materia del contendere nella misura in cui si sostiene: ”Gli Stati Uniti, che come potenza globale hanno importanti interessi geopolitici in tutto il mondo, devono precludere agli altri il dominio di aree cruciali, particolarmente l’Europa, l’Asia nordorientale, il litorale dell’Asia orientale, il Medio Oriente, e l’Asia sudoccidentale. L’Asia, in particolare, sta emergendo come una regione suscettibile di competizione militare su larga scala. Esiste la possibilità che emerga nella regione un rivale militare con una formidabile base di risorse. Le nostre forze armate devono mantenere la capacità di imporre la volontà degli Stati Uniti a qualsiasi avversario, inclusi stati ed entità non statali, così da cambiare il regime di uno stato avversario od occupare un territorio straniero finché gli obiettivi strategici statunitensi non siano realizzati

 

Dunque gli Stati Uniti la loro scelta l’hanno fatta: di fronte all’emergere di nuove potenze geopolitiche capaci di giustapporsi alla loro abituale egemonia – in buona parte determinata da un’artificiosa utilizzazione del dollaro nel commercio internazionale – si aggrappano allo loro tradizionale superiorità militare, non esclusa l’opzione nucleare. La NATO che loro, ieri come oggi, continuano ad egemonizzare  è uno, ma non il solo, degli strumenti a loro disposizione

 

 

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