1 Maggio senza Capone: Basta a gratis!

Quello che si fa ai danni dei musicisti napoletani è sfruttamento, mai un riconoscimento, tutelati da nessuno, enti e Sindacato, Il Primo Maggio sarebbe stata l'occasione per parlare di lavoro e non per passerelle

Ora è venuto il momento di dire basta!  Così sbotta Maurizio Capone alla nostra domanda, del motivo di quel post, che tanto rumore ha fatto soprattutto per gli addetti ai lavori.

Io come già ho detto non sarò presente a nessuna manifestazione del Primo Maggio, i motivi sono principalmente due, il primo è che mai come quest’anno la Festa dei Lavoratori doveva avere un timbro diverso, la musica ti dà sempre un’aria di festa, e mai come ora non si vede cosa si dovrebbe festeggiare. Il Paese e noi musicisti siamo in ginocchio, personalmente non lavoro da metà Febbraio. Il secondo motivo è che mi sono stancato di quello che ormai sento come una forma di sfruttamento nei riguardi di noi musicisti, che dobbiamo sempre esporci e gratuitamente per avere in fondo solo visibilità, cosa che almeno io non ne ho più bisogno.

Il Primo Maggio quest’anno sarebbe potuto servire come giornata di riflessione, avrei preferito parlare di lavoro, di quello che c’è e di quello che manca.

Poi dobbiamo parlare di musica e lavoro, domando, si vuole fare una Festa della Musica? Ma allora facciamola un altro giorno, non oggi, ma il 5 o il 6, perché proprio il Primo e in un momento così delicato?

Ho ricevuto molte attenzioni da colleghi e ho aperto  una discussione interessante, la domanda che mi pongo è “Per quale motivo, quando si organizza un concerto si paga tutto, permessi, tecnici, security, service, tutto, tranne noi musicisti? È una grande ingiustizia, eppure la musica e i musicisti portano piacere, attenzione, rendono la vita migliore, e aggiungo con malinconia che il nostro non viene considerato lavoro, ma uno svago, eppure io, così come tanti altri ho solo questo lavoro, non ne conosco altri, e allora?

Noi musicisti, con la scusa di amicizia o partecipare ad una parte contro il sistema siamo soli, a volte quasi costretti, e non riceviamo aiuti da nessuno, neanche dai sindacati che dovrebbero difendere i lavoratori, tutti i lavoratori incluso i musicisti.

Io ad esempio non sono stato pagato da una società che ha organizzato il Primo Maggio a Roma, abbiamo lavorato, provato, ci siamo esibiti, abbiamo venduto felicità senza essere pagati, il Sindacato sa tutto, ma non ci è mai stato vicino, eppure quel concerto porta la firma della triplice. Noi siamo musicisti, non buffoni di corte.

Che almeno tra le tante spese affrontate ci si dia almeno un gettone di presenza, per darci dignità e attenzione, non è possibile che c’è per tutti tranne che per noi, io ora cambio registro, non dico che non parteciperò più ad iniziative in senso gratuito, ma mi starò più attento.

L’unica cosa che mi è andata di fare in questi giorni è stata la partecipazione al progetto “Ripartiamo col piede giusto” ma quella è un’iniziativa forse necessaria, a cominciare dal titolo, “ripartire” perché noi dobbiamo ripartire, ed è necessario “farlo col piede giusto”.

Ma devo rilevare che la nostra è una città che in gran parte si mantiene sulla musica, per me anche gli “artisti di strada” dovrebbero avere un riconoscimento, sono ormai parte dell’arredo urbano. Il settore della musica vive e vivrà a causa del Corona una grande crisi economica che si rifletterà su famiglie intere, un musicista che lo fa per lavoro, deve pagare le bollette e le scadenze al pari di tutti i cittadini, mi sento più volte sfruttato, di questo si sarebbe dovuto parlare oggi Primo Maggio!

Prendo un altro esempio.

Franceschini e l’aiuto che viene al mondo della musica è che si vedrà qualche euro a condizione che si siano versati in un anno almeno 45 contributi, ma che assurdità, 45 contributi all’anno non li fa neanche Vasco Rossi, allora si dica che si vuole dare un salvagente a orchestre da grandi teatri, e possibilmente compiacenti.

No! Oggi non ci sarò la mia è una protesta profonda, e mi auguro che i miei colleghi la raccolgano come un’utile provocazione“. 

Questo il testo del post di Maurizio Capone pubblicato il 28 Aprile

“Il Primo Maggio non parteciperò a nessun concerto, sono in sciopero ed invito tutti i musicisti ad aderire per sottolineare la totale mancanza di rispetto verso il settore della musica moderna qui in Italia. C’è l’abitudine di chiederci sempre adesioni solidali che con generosità onoriamo, ma ora che è a rischio la sopravvivenza di migliaia di persone e sarebbe il caso di sostenerci nessuno ha fatto un gesto concreto per il nostro settore. Naturalmente mi riferisco a tutta la grande famiglia di chi lavora nel comparto dello spettacolo che in questo momento è senza reddito e senza prospettive. Le persone, tutte indistintamente, non possono fare a meno quotidianamente di ascoltare musica, ma quando si tratta di riconoscerne la sfera professionale si scopre che qui in Italia regna il concetto che siamo degli hobbisti e che possiamo lavorare gratis perchè “tanto lo facciamo per passione”, come se amare il proprio lavoro fosse una colpa!

A distanza di quarant’anni dal mio ingresso in questo settore nulla è cambiato ed ancora, per chi non raggiunge una enorme popolarità, il pensiero comune è che con la musica non si campa. La colpa è soprattutto delle istituzioni che non si sono mai interessate nel dare regole alla giungla in cui viviamo. Nessuno si è mai preoccupato di fare una legge a tutela della musica moderna, quella classica qualche paracadute lo ha. Eppure di tutti i segmenti musicali quello della musica moderna è l’unico che sopravvive di forza propria, nessun ente lirico o teatro come La Scala o il San Carlo sopravviverebbero senza finanziamenti pubblici. Invece noi portiamo avanti un settore esclusivamente con le nostre forze, creando cultura che è l’equivalente contemporaneo di quella nata secoli fa dalle mani di Mozart, Beethoven o Bach. La musica vive nel suo tempo, e ne è l’espressione più vera e profonda, motivo per il quale anche senza sostegno, leggi e rispetto sarà sempre viva con grandi apici di eccellenza. Ma questo non può essere una scusa per le istituzioni e sfruttare i musicisti per la loro propensione alla creatività è un tradimento sociale, anzi io lo chiamerei “sfruttamento culturale” e mai come in questo momento è evidente la contraddizione. Perfino i sindacati, ci chiamano da sempre per suonare gratis anche il Primo Maggio, nella festa dei lavoratori, non pagano il nostro lavoro, fanno il loro sfavillante spettacolo sulle nostre spalle e quando scoppia la pandemia ci ignorano completamente continuando però allegramente ad ascoltare le nostre canzoni.
Nella speranza di unirci tutti in questa battaglia lancio questa call a chi ritiene giusto questo ragionamento e che in qualche modo vuole dare un segnale di discontinuità stimolando il cambiamento.
Cominciamo a farci rispettare come lavoratori che producono cibo per lo spirito di tutti gli esseri umani.
#iorestoacasa #primomaggio #scioperodellamusica

 

 

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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